Sedia rinascimentale italiana
Un piccolo trono in attesa
Alcuni oggetti vengono scelti. Altri, forse, ci scelgono.
Questa antica sedia neorinascimentale italiana ha atteso a lungo il momento di raccontare la propria storia. Per molti anni è appartenuta ad un uomo che amava circondarsi di oggetti capaci di attraversare il tempo: non semplici arredi, ma testimoni silenziosi di epoche lontane.
Non conosciamo il luogo esatto in cui venne realizzata, ma il suo legno di rovere massello, gli importanti intagli leonini e le sue forme monumentali raccontano ancora oggi il fascino del Rinascimento italiano reinterpretato dalla fine dell’Ottocento.
È un piccolo trono domestico. Una presenza scenica che non nasce per occupare uno spazio, ma per definirlo.

Quando è arrivata nelle nostre mani il tempo aveva lasciato il proprio segno. Le fratture della struttura raccontavano una lunga vita trascorsa tra mani diverse, stanze differenti e silenziose vicende quotidiane. Come spesso accade, il primo pensiero non è stato quello di restituirle soltanto la bellezza perduta, ma di comprenderne la storia.
Il restauro è stato lungo e rispettoso della sua natura. Ogni intervento è stato pensato per conservarne il carattere antico e, al tempo stesso, permetterle di continuare a svolgere la funzione per la quale era stata concepita oltre un secolo fa: accogliere ancora qualcuno.
Perché crediamo che un oggetto antico non debba necessariamente diventare soltanto memoria. Talvolta può continuare ad essere presenza.

Ci piace immaginare il suo primo proprietario seduto ad osservare una biblioteca illuminata dal fuoco di un camino o intento a sfogliare le pagine di un libro consumato dal tempo. Ci piace pensare che il padre del suo ultimo custode l’abbia scelta per le stesse ragioni che ancora oggi ci hanno fatto fermare davanti alla sua bellezza: la capacità di raccontare qualcosa senza pronunciare una sola parola.
Oggi questa sedia attende ancora.
Attende una nuova casa, nuove mani e una nuova storia da custodire.

Perché alcuni oggetti non vengono semplicemente restaurati. Vengono accompagnati verso un nuovo inizio.
E forse, dopotutto, non sono mai davvero nostri. Ci vengono soltanto affidati per un tratto del loro lungo viaggio.
“Nuove storie in attesa. Perché alcuni oggetti non cercano semplicemente un proprietario, ma qualcuno disposto ad ascoltare il racconto che custodiscono da sempre.”


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